Microcredito in Italia

Sebbene il fenomeno del microcredito sia nato principalmente nei Paesi in via di sviluppo, la sua applicazione in Italia ha assunto caratteristiche specifiche, adattandosi al contesto socio-economico e normativo del Paese. Il microcredito in Italia si configura come uno strumento sempre più rilevante per promuovere l’inclusione sociale ed economica, in risposta sia alle sfide generate dalla crisi economica del 2008 sia alle crescenti disuguaglianze nel mercato del lavoro e nell’accesso al credito. 

In Italia, la regolamentazione del microcredito è formalizzata dal Testo Unico Bancario (TUB), che definisce i parametri per l’erogazione di microprestiti:

In Italia,esistono specifici enti che regolano il microcredito, oltre che programmi- sia pubblici che privati- che lo supportano:

Inoltre, l’affermazione del microcredito come strumento per l’inclusione finanziaria e la presenza di un quadro normativo chiaro ha favorito la nascita e il consolidamento di istituzioni specializzate, tra cui:

Il microcredito in Italia persegue una duplice finalità: da una parte l’inclusione sociale, offrendo opportunità alle fasce deboli della popolazione, tra cui disoccupati, giovani, donne e migranti, spesso considerati “non bancabili” e dall’altra la promozione dello sviluppo economico locale, sostenendo la creazione di microimprese e rafforzando il tessuto economico attraverso attività a impatto locale.

Il microcredito in Italia si articola principalmente in due modelli operativi:

Il microcredito
Microcredito nei paesi del Sud del mondo

Il microcredito si è affermato come uno strumento fondamentale per promuovere l’inclusione economica e combattere la povertà nel Sud del Mondo. In contesti caratterizzati da bassi livelli di sviluppo economico, la mancanza di accesso al credito rappresenta uno degli ostacoli principali all’autosufficienza delle comunità. Le istituzioni di microcredito offrono una via d’uscita, consentendo ai beneficiari di avviare microimprese, migliorare le infrastrutture locali e accedere a beni e servizi essenziali.

La Grameen Bank ha ispirato iniziative simili in altri Paesi, adattandosi alle specifiche esigenze locali. Ad esempio, in India, il sistema delle Self-Help Groups (SHG) combina il risparmio collettivo con il microcredito, mentre in Africa strumenti come le Tontine enfatizzano l’aiuto reciproco e la solidarietà sociale. 

Un altro aspetto cruciale per il microcredito nel Sud del mondo, è il coinvolgimento delle donne, che costituiscono la maggioranza dei beneficiari. L’empowerment femminile è infatti un obiettivo chiave del microcredito, poiché l’accesso al credito consente alle donne di migliorare la loro posizione economica e sociale all’interno delle comunità.

Tema estremamente rilevante riguarda le garanzie richieste ai destinatari del microcredito, che possono assumere forme innovative quando un’istituzione di microcredito opera nei paesi del Sud del mondo. Infatti, tra le soluzioni più diffuse per coprire le istituzioni dal rischio di insolvenza dei destinatari di microcredito, troviamo:

  • garanzia solidale: quando il prestito è erogato non ad un singolo ma a piccoli gruppi (detti gruppi solidali). In questo caso, le garanzie patrimoniali sono sostituite dal capitale sociale cioè dalle reti sociali;
  • garanzia con firma di terzi/fideiussoria: una terza persona (solitamente un familiare, un amico o un membro della comunità) si impegna a garantire il rimborso del credito nel caso in cui il debitore non riesca a farlo garanzie reali;
  • credit bureau: database contenenti informazioni sulla posizione creditizia dei soggetti beneficiari di un finanziamento. Chi risulta non aver ripagato un prestito, difficilmente riuscirà ad accedere ad un altro.

Un esempio da raccontare: la storia di una micro imprenditrice

In Honduras, una micro imprenditrice che abbiamo visitato, ci raccontava tutta orgogliosa ed emozionata che grazie ad un prestito al consumo aveva fatto installare una cisterna d’acqua e per la prima volta poteva fare la doccia con l’acqua corrente invece che con il catino. 

La zona dove vive non è infatti raggiunta dall’acquedotto. In precedenza aveva ricevuto un altro prestito per un negozio di rivendita di vestiti allestito in una veranda in plastica che le permetteva di ripagare i prestiti ricevuti. In più, dopo l’installazione della cisterna d’acqua, aveva iniziato a lavare i vestiti dei suoi vicini, creando una nuova attività di lavanderia. 

Questo è un buon esempio della creatività e dell’iniziativa imprenditoriale dei microimprenditori che, vivendo in contesti di grande incertezza e precarietà, necessitano di impegno costante, adattabilità e capacità di immaginare nuove fonti di reddito

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